martedì 29 novembre 2016

L'approvazione della Regola di san Francesco in un dipinto di anonimo del sec. XVIII

Anonimo, L’approvazione della Regola di san Francesco, XVIII sec.
San Martino Buon Albergo, chiesa di San Martino Vescovo
Nella Chiesa di San Martino Vescovo in San Martino Buon Albergo, è conservato un dipinto di anonimo del sec. XVIII raffigurante l’approvazione della Regola di san Francesco da parte di papa Onorio III.
L'opera era precedentemente collocata nell'oratorio intitolato a san Francesco demolito nel 1837 e fu trasferita nella parrocchiale insieme agli quadri che lo arredavano, quattro dei quali si trovano in chiesa: due ai lati del presbiterio (L’approvazione della Regola e San Francesco alla mensa del cardinale Ugolino), uno sulla parete di fondo del braccio occidentale del transetto (San Francesco implora la Madonna e il Bambino per le anime del Purgatorio), uno in controfacciata (Il Perdono d’Assisi). Si tratta di dipinti poco conosciuti, che meritano di essere raccontati.
Il dipinto è così descritto nella scheda di Roberto Alloro pubblicata sanmartino.ba.it:
Nel quadro della parrocchiale, che ritrae il momento fondativo dell’ordine dei frati Minori, i protagonisti sono appunto Francesco, il papa e la Regola, che occupano la porzione centrale della scena. Diversamente da altre raffigurazioni dello stesso episodio – la più famosa è quella di Giotto nella basilica superiore di Assisi – qui il santo non è accompagnato dai suoi frati, presenza che nel XVIII secolo non è più ritenuta significativa. Il focus, infatti, è Francesco, patrono della confraternita laicale committente il quadro: egli è solo al cospetto dei vertici della Chiesa. L’incontro si svolge a Roma: non quella medievale che ospitò l’incontro, bensì la Roma barocca e papalina del secondo Settecento cara ai vedutisti romani, richiamata dalla porzione di edificio classico sullo sfondo (molto simile al notissimo tempio di Vesta a Tivoli) insidiato dalla vegetazione spontanea. Roma sede della Chiesa rappresentata dal papa e dalla curia cardinalizia, significativamente raffigurati nella parte superiore destra della tela. Nella parte opposta del dipinto, in basso, l’umanità impersonata da un piccolo ma efficace campionario: soldati, uomini e donne in età adulta, adolescenti di entrambi i generi, bambini.Tra questi due corpi, Chiesa e “secolo”, è posta – significativamente al centro geometrico della composizione – la figura mediatrice di Francesco.Il papa, calvo e dalla lunga barba canuta, è rappresentato a capo scoperto (la mitra è nelle mani del valletto inginocchiato accanto a lui): una situazione piuttosto usuale nel medioevo, forse scelta per significare l’atteggiamento di umiltà con cui il pontefice e la Chiesa si pongono davanti alla grandezza di Francesco e del suo ordine. Un papa che, scoprendosi il capo, accorcia le distanze dal fraticello di Assisi senza, tuttavia, rinunciare alla regalità della Chiesa di Dio, simboleggiata dalla ricchezza delle vesti (piviale in seta operata color oro indossato su veste bianca), dalle mani affusolate guantate di bianco che sfiorano il documento e dalle gambe scomposte caratteristiche dei re e degli imperatori in trono.Altrettanto umile è Francesco, vestito con l’austero saio dell’ordine e in ginocchio dinanzi al papa. Ma la sua è una presenza che va oltre il luogo e il tempo: assorto in preghiera, col viso rivolto al cielo e il capo circonfuso di luce, egli ci appare quasi trasfigurato, rapito nel divino che ispira e guida la sua azione.Terzo protagonista, la Regola. Della norma di vita francescana esiste una prima versione chiamata Propositum o Prima Regola (1210), una versione intermedia o Regola non bollata (1221) e una versione definitiva o Regola bollata (1223). Quest’ultima annovera solo i dodici capitoli che potevano agevolmente rientrare nello spazio della pergamena (conservata presso il Sacro Convento di Assisi) rappresentata nel dipinto [...].Se Francesco è in un “altrove” mistico, l’atteggiamento dei cardinali è, invece, pienamente “dentro” il luogo e il tempo dell’azione, in un rapporto dialettico con l’evento suggerito dalle diverse posture che movimentano il dipinto, ma che rappresentano anche in modo plastico le iniziali incertezze e titubanze del papa di fronte alla proposta francescana. C’è chi partecipa attivamente, come il prelato dietro a Francesco il quale, reggendosi le vesti per non inciampare, si sporge per leggere la bolla più agevolmente; c’è chi scruta le reazioni dei colleghi cardinali, chi indica e chi osserva con sguardo aggrottato.Il piccolo in braccio alla madre, approfittando dell’opportuna flessione del busto di lei, esibisce nella mano sinistra la corona del rosario, strumento indispensabile a chi doveva pregare molto seguendo l’esempio di Francesco e obbedendo ad una delle prescrizioni della Regola bollata (III, 2-5: «I laici dicano ventiquattro Pater noster per il mattutino, cinque per le lodi; per prima, terza, sesta, nona, per ciascuna di queste, sette; per il Vespro dodici; per compieta sette; e preghino per i defunti»).
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

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