lunedì 28 novembre 2016

"Il beato Giacomo della Marca compatrono di Napoli" in una tela di Giovanni Francesco Guerrini (1626 ca)

Giovanni Francesco Guerrieri, Il Beato Giacomo della Marca
compatrono di Napoli,
1626 ca

olio su tela, 260x175
Fossombrone, Museo Civico
Il Museo Civico di Fossombrone (Pesaro-Urbino) conserva una tela dipinta da Giovanni Francesco Guerrieri, conosciuto anche come Giovan Francesco Guerrieri da Fossombrone (Fossombrone, 1589 – Pesaro, 3 settembre 1657) del 1626 ca, raffigurante san Giacomo della Marca che tiene con la sinistra il Crocifisso appoggiato alla spalla e con la destra indica un calice accanto a cui sono poggiati dei libri. Un angelo, con un giglio in mano, pone sopra il suo capo una corona di fiori. 
L'opera è così descritta da Luigi Abetti nel suo La "costruzione" di un culto. Nascita e sviluppo del culto di san Giacomo della Marca attraverso le opere d'arte, in: Gemma Lucens. Giacomo della Marca tra devozione e santità, Atti dei convegni di studi (Napoli, 20 novembre; Monteprandone, 27 novembre 2010) a cura di F. Serpico, Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2013, pp. 83-131, qui 93.
In primo piano, ai piedi del beato, e sull’alto basamento marmoreo,dov’è inciso a mo’ di epigrafe l’iscrizione “B. / IACOBUS / DE / MARCHIA”,vi è una vera propria summa degli attributi: la rifiutata mitra vescovile, undici volumi rilegati in pergamena con il dorso contrassegnato dai titoli delle sue maggiori opere e l’immancabile calice, indicato con la mano destra. Alle spalle della monumentale figura del beato e neo compatrono di Napoli si snoda una significativa veduta della capitale vicereale con punto di vista rialzato, come se osservassimo l’eruzione del Vesuvio del 1631 da una collina sufficientemente distante da garantire la nostra incolumità. Il valore simbolico della veduta è implicitamente attestato dal fatto che non si tratta di un’immagine fedele della città di Napoli: l’inconfondibile profilo del Vesuvio in eruzione è a sinistra della collina di San Martino e non a destra come dovrebbe essere per una veduta della città con punto di vista da ponente. Inoltre, se si osservano le fortificazioni di Castel Sant’Elmo e Castel Nuovo, compresa la Torre di san Vincenzo, sono più vicine all’architettura ‘immaginata’. È chiaro che il dipinto fu commissionato dopo l’eruzione del Vesuvio, avvenuta la notte tra il 15 e il 16 dicembre 1631.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

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