mercoledì 30 novembre 2016

I santi Francesco e Antonio di Padova in una tela di Giovanni Paolo Cardone (fine XVI sec.) con la gloria dell'Immacolata

Giovanni Paolo Cardone, Immacolata Concezione e santi, fine XVI sec.
olio su tela, 254x200 cm
Fiamignano, Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano
Nella Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano di Fiamignano (Rieti) si custodisce una tela di Giovammi Paolo Cardone (documentato a L'Aquila tra il 1569 e il 1586) del nono decennio del XVI sec., raffigurante l'Immacolata Concezione fra santi.
L'opera, esposta alla Mostra "Francesco, il Santo" tenutasi a Rieti nel 2012, è presentata dalla scheda di Giovanna Grumo pubblicata sulle pagine del Sito della Soprintendenza BSAE dal Lazio dedicate a quell'esposizione:
[...] La Vergine, rappresentata come la giovane donna descritta nell’Apocalisse, campeggia al centro del quadro con le mani giunte, una corona di dodici stelle intorno alla testa e i piedi poggianti sulla falce lunare; la circonda un’intensa luce dorata proveniente da Dio Padre benedicente che, in alto, sovrasta su tutto. Numerosi angeli sono disposti intorno a Maria in modo da costituire una mandorla. In alto figure angeliche offrono al Padre Eterno ampolle contenenti presumibilmente acqua limpida, in relazione alla purezza dell’Immacolata. Le schiere angeliche nella fascia intermedia mostrano oggetti corrispondenti ai simboli mariani derivanti dagli epiteti delle Litanie lauretane, desunti a loro volta dal Cantico dei Cantici; e a un verso dello stesso testo biblico si collegano anche il sole e la luna posti ai lati della Vergine, in prossimità del suo volto.Infine, gli angeli in basso mostrano cartigli e tabelle dove sono scritte frasi mariane in latino, accompagnate dai nomi dei padri o dottori della chiesa che le pronunciarono.Sui cartigli, partendo da sinistra, si legge: «caro Virginis ex Adam sumpta / maculas ade non admisit / S. Bernardus», «Maria ab omni peccato originali et / activali imunis fuit. S. Thomas», «post filium temerarium est in Maria Virginis / ponere culpam aliquam vel peccatum / Cirillus», «que neque serpentis persuasione / decepta nec eius venenosis affla / tibus infecta. Origenes»; sulle tabelle a sinistra è scritto: «hec est virga in qua nec nodus origin / nec cortex venialis culpe fuit / S. Ambrosius», «sicut primus / Adam fuit / ex terra Virgine et num quam maledi/cta formatus / ita decuit in / secundo Ada[m] fieri / S. Dominicus»; su quelle a destra: «non decuit ut caro Marie quali/cumque foret obnoxia culpe. Riccard.», «non puto / inquit esse / verum ama/torem Vir/ginis qui ce/ lebrare res / puit festum / tue conceptionis / S. / Anselmus»; in alto, sul globo sorretto da Dio Padre, è possibile leggere: «natura mirante», un verso dell’antifona Alma Redemptoris Mater; e in basso, in posizione opposta a quella del Padre Eterno, un angelo dal panneggio svolazzante mostra un cartiglio con la frase «sentiant omnes tuum iuvamen» tratta dal Breviario romano.Nei due angoli inferiori del quadro, accanto agli angeli che sorreggono cartigli e tabelle, sono inginocchiati alcuni santi: in primo piano, a sinistra, è Francesco d’Assisi riconoscibile per le stimmate sulle mani, e a destra è Antonio di Padova accompagnato dai suoi attributi canonici, il giglio e il libro rosso. Le altre figure rappresentate sono difficilmente individuabili poiché prive di attributi specifici. Alle spalle di Antonio è un santo vescovo in precedenza indicato ipoteticamente come Sant’Ambrogio (Fabbro, Mancini 2008, p. 45) o San Bonaventura da Bagnoregio (Del Vecchio 2009, p. 86) che qui si propone invece di identificare, accogliendo il suggerimento di Sofia Boesch e di padre Alvaro Cacciotti (comunicazioni orali), in Sant’Agostino, anch’egli padre della Chiesa e primo teologo a parlare della natura speciale della madre di Gesù.
Il vescovo di Ippona è proprio dietro ad Antonio di Padova che apparteneva all’ordine agostiniano quando decise di aderire al movimento minorita, attratto dall’operato di Francesco d’Assisi. A sinistra, accanto a quest’ultimo, è un santo monaco: forse si tratta, come suggeriscono ancora oralmente Sofia Boesch e padre Alvaro Cacciotti, di Bernardo di Chiaravalle.Il Santo fu fondatore del ramo riformato benedettino dei cistercensi e teologo acceso sostenitore, come San Francesco, del concepimento di Maria senza il peccato originale, concetto molto discusso che diede luogo a una lunga disputa cui fu posta fine con la proclamazione solenne del dogma da parte della Chiesa l’8 dicembre 1854. La figurazione della pala, come si può notare, è di grande complessità e ciò induce a immaginare che essa sia stata realizzata con il supporto di un teologo, certamente francescano, dal momento che era destinata a decorare l’altare maggiore della chiesa dell’Immacolata Concezione annessa al convento dei cappuccini di Fiamignano.Dopo la soppressione degli ordini religiosi del 1866, e in seguito alla distruzione del complesso conventuale provocata dal terremoto del 1915, la pala d’altare fu trasferita nella parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano della stessa Fiamignano dove oggi è custodita, collocata sulla parete sinistra. Per lungo tempo l’opera ha avuto una scarsa leggibilità dovuta al pessimo stato di conservazione e per tale ragione la critica aveva fino a non molti anni fa rivolto a essa scarsa attenzione [...].
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

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