domenica 21 agosto 2016

Stemma della Basilica Papale e Sacro Convento di san Francesco

Se ancora non si era intuito, credo che con questo terzo post si cominci a capire il senso di quel Fratemania aggiunto all'iniziale titolo di questo blog. Un "titolo alternativo" (come lo definirebbe la biblioteconomia), "dettato" da un'amica a cui per prima ho confidato questa nuova esperienza.
Ma veniamo a noi e alla presentazione del recente restiling dell'emblema della Basilica Papale e Sacro Convento di san Francesco realizzato dall'amico artista araldico professionista e illustratore bresciano Marco Foppoli.


Lo stemma (qui nella versione al tratto, a colori e "pittorica") è stato così blasonato dallo stesso illustratore: «Stemma della Basilica di San Francesco in Assisi: d'azzurro alla croce a Tau al naturale sostenuta da un monte di tre cime all'italiana di verde, movente dalla punta; la croce sormontata al centro da un sinistrocherio posto in sbarra, vestito alla francescana, stimmatizzato di rosso e uscente da una nube d'argento movente dal fianco destro dello scudo, ed attraversato da un destrocherio simile, ignudo di carnagione, posto in banda, stimmatizzato di rosso ed uscente da una nube d'argento movente dal fianco sinistro dello scudo. Lo scudo in forma a testa di cavallo, è sormontato dai tradizionali contrassegni della basilica papale di Assisi: due chiavi affrontate e decussate, gli ingegni in alto e le impugnature in basso, quella in banda d'oro attraversante sull'altra in sbarra d'argento, le impugnature unite da un cordone rosso, entrambe coronate dalla tiara papale».

Questo emblema riprende gli elementi di quello antico posto sopra l'ingresso al Sacro Convento dalla Piazza inferiore di San Francesco, detto in antico "porta della battaiola", probabilmente della seconda metà del sec. XV (figg. 1 e 2).

In esso vengono composti in bella armonia i principali elementi di riferimento del complesso santuariale-conventuale: la tiara papale (che richiama i legami e i “privilegi” che i romani pontefici concessero nel tempo alla Basilica assisana), il tau su tre monti (che, come vedremo, sembrerebbe “tipico” del Sacro Convento), le braccia incrociate di Cristo e di san Francesco (elemento più antico del tradizionale emblema francescano).
Di questo stemma, ripreso più o meno fedelmente nella decorazione di una serie di piviali del 1926 (fig. 3) e riprodotto nel pavimento della Chiesa superiore di pochi anni successivo (fig. 4), troviamo alcune varianti nella decorazione del “trono papale” della Chiesa inferiore (fig. 5) e in una coppia dalmatica-tunicella (fig. 6) del secolo scorso. La sequenza degli elementi di queste “varianti” ci rimandano ad un sigillo del secolo XVII di cui rimane testimonianza in un'impronta di cera su carta (fig. 7) e alla “targa” (fig. 8) che compare nel Cerimoniale della Basilica (Caeremoniale Benedicti XIV Pontificis Maximi jussu editum pro Basilica Assisiensi Sancti Francisci in Patriarchalem et Cappellam Papalem erecta, Romae, ex Typographia Generosi Salomoni, 1754, p. 66) pubblicato in occasione della Costituzione apostolica ''Fedelis Dominus'' con cui il 25 marzo 1754 papa Benedetto XIV, confermando la Basilica come ''Caput et Mater Ordinis Fratrum Minorum'', la elevava al titolo di Basilica Patriarcale e Cappella Papale.

L’attuale stemma francescano – secondo lo studioso cappuccino Servus Gieben – fu «in uso certamente dal Cinquecento in poi» (Lo stemma francescano. Origine e sviluppo, Roma, Istituto Storico dei Cappuccini, 2009, p. 9, vedi anche pp. 16-17; sullo stesso argomento L. Biscaloni, Lo stemma francescano nell’arte, in «Studi francescani» VII (1921) 221-226). Tra le prime testimonianze possiamo citare quello che compare alla base della colonna del protiro del portale d’ingresso della chiesa inferiore della Basilica di Assisi, realizzato tra il 1486 e il 1487 (fig. 9), e quello intarsiato in alcuni schienali del coro della chiesa superiore terminato nel 1501 (fig. 10).




In entrambi i casi però non è presente la croce, né nella tradizionale forma latina – di cui abbiamo testimoni di pochi anni più tardi – né a tau. Quest’ultima forma non è frequente, anzi, stando all’assenza di qualsiasi riferimento a questa tipologia nel citato studio dello Gieben, sembrerebbe “esclusiva” del santuario assisano.
Il tau è conosciuto come attributo iconografico di sant’Antonio abate e dei monaci che a lui si ispirano, gli antoniani, il cui blasone è d’argento appunto con un tau azzurro (fig. 11), emblema che portavano cucito anche sull’abito religioso.
In ambito francescano alcuni lo assegnano come stemma dei Conventuali, ma sembrerebbe più come proprio del Santo che dell’Ordine. Il caso di Assisi – dove lo stemma è replicato ad esempio in un capitello del chiostro quattrocentesco detto di Sisto IV (fig. 12), nella vera del pozzo del cosiddetto Giardino dei Novizi, sul lato Nord della Basilica, con la data 1556 (fig. 13), e in alcune decorazioni sia della chiesa inferiore (fig. 14) che di alcuni ambienti interni del Sacro Convento (fig. 15) - sembrerebbe confermare quest’ultima ipotesi.



È noto l’uso che san Francesco fece del tau, ispirato – secondo la tradizione – dall’ascolto del brano del Libro del profeta Ezechiele proclamato all’apertura del Concilio Lateranense IV, ma che potrebbe anche essere stato influenzato dall’incontro con i frati dell’Ordine di S. Antonio di Vienne, detti “antoniani”, dediti alla cura dei malati e dei lebbrosi.


Il tau presente nello stemma di partenza (fig. 1), ha la particolarità di essere collocato sopra tre monti (o trimonzio), uso che, proprio in relazione al Sacro Convento, troviamo documentato già nel XV secolo, ad esempio in due antichi sigilli conservati presso il Museo francescano di Roma e pubblicati in occasione del Centenario francescano del 1982. Entrambi hanno il tau su trimonzio: uno (fig. 16) con la legenda «S. SACRI CONVENTVS S. FRANCISC. DE ASISIO», l’altro (fig. 17) con le lettere “S” e “C” affiancate al tau stesso.

Ritroviamo tale emblema nelle lapidi poste ad indicare la dipendenza giuridica dal Sacro Convento e/o dalla Basilica di un fabbricato o di un’area (cfr G. Abate, La casa natale di S. Francesco e la topografia di Assisi nella prima metà del secolo XIII, Roma, Miscellanea francescana, 1966, p. 48 e la relativa nota nota 20 a p. 56), come si può ancora vedere sulla facciate della Chiesa di Santa Maria “in Arce” (fig. 18), a monte del borgo di Rocca Sant’Angelo nel comune di Assisi, o ai confini delle piazze superiore e inferiore di San Francesco della Città Serafica (fig. 19), a cui sembra riferirsi la narrazione che i frati del Sacro Convento compilarono nel 1752 a seguito di alcune contestazioni sull’uso della Piazza stessa (cfr S. Nessi, La Piazza nei documenti d’Archivio, in P. Leoncelli [et al.], La Piazza di San Francesco in Assisi. Storia. Significati. Restauro, Assisi, Casa Editrice Francescana, 2002, pp. 21-23). In quest’ultimo caso il tau è affiancato dalle lettere “S” e “C” di Sacro Convento, come anche nella lapide, datata 1707 (fig. 20), posta sul muro a destra della facciata della Chiesa parrocchiale di Santa Margherita in Assisi. In questo caso però non compare il trimonzio, come nell’iscrizione relativa al Velo della Madonna sopra la porta murata nella parete est della sacrestia della chiesa inferiore di San Francesco datata 1628 (fig. 21), in cui ai lati del tau sono le lettere “S” e “F” di San Francesco.
Tale simbolo era comunque in uso già all’inizio del secolo XVII. Tra i frammenti di ceramica rinvenuti sotto il pavimento del refettorio grande del Sacro Convento, troviamo pezzi datati e decorati con il tau su tre monti con le lettere “S” e “C” (foto 22) o “S” e “F” (foto 23).
 



L’uso di rappresentare la croce su uno o più monti (o colli) è noto nell’araldica, soprattutto ecclesiastica. Il trimonzio sormontato dalla croce patriarcale, costituiscono ad esempio l’emblema tipico della famiglia benedettina (figg. 24 e 25). 
Secondo l’interpretazione più diffusa, i tre monti rappresenterebbero il Calvario, ma non mancano altre spiegazioni. Proprio in ambito benedettino, ad esempio, il monte più alto richiamerebbe la posizione di Montecassino, situato tra due alture. Interessante anche l’interpretazione spirituale che il venerabile olivetano Mauro Puccioli di Perugia († 1650) dà ai monti dello stemma del suo Ordine, considerati un riferimento ai voti monastici, montagne faticose a scalarsi, «per raggiungere Gesù Crocifisso, in cui è riposta la nostra perfezione, mediante la crocifissione e la morte del nostro io…››.

Si potrebbe concludere che il tau, da riferimento a san Francesco, che lo usava a modo di firma, passò ad indicare il Convento e la Basilica che ne custodiva il corpo, diventando parte dello stemma dell’uno come dell’altra, in quest’ultimo caso “caricato” dalle braccia incrociate di Cristo e di Francesco (elemento tipico dello stemma dell’Ordine minoritico).

Un ragionamento a parte merita l’uso della tiara papale (o triregno) che, insieme alle chiavi decussate, sormonta tutte le versioni fin qui considerate del nostro stemma.
In quello posto sopra l’ingresso del Convento (fig. 1), le chiavi sono poste in decusse, forma in uso dal XIV secolo. Inizialmente compaiono sopra lo scudo (come nel nostro caso), mentre col tempo verranno addossate. La tiara invece, emblema primario del papato, assunse la terza corona solo nel primo quarto del secolo XIV e fino a papa Benedetto XVI veniva di norma posta sopra lo scudo “personale” del Papa. L’estensione – perché di questo sembra trattarsi – dell’uso della tiara allo stemma di un “ente”, come ad esempio la nostra Basilica, si può facilmente giustificare con la particolare condizione giuridica che fin dalla sua fondazione caratterizza tale luogo. 
Araldicamente parlando sarebbe normale trovare al posto della tiara il cosiddetto “gonfalone papale”, o “ombrello basilicale”, o, appunto in araldica, semplicemente “basilica”, elemento distintivo di una chiesa a cui è stato attribuito il titolo di Basilica, ma riguardo alla Nostra troviamo tale elemento unicamente nella parte superiore del capolettera di pagina III del citato Cerimoniale del 1754 (fig. 26).





A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

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