mercoledì 24 agosto 2016

Il monumento romano a san Francesco presso la Basilica di San Giovanni in Laterano

Il noto monumento a san Francesco d’Assisi eretto a Roma in Piazza di Porta San Giovanni, alle spalle dell'Arcibasilica Papale di San Giovanni in Laterano, fu inaugurato nel 1927 in occasione del VII Centenario della morte del Santo.


Dal Sito della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (da cui sono prese anche le immagini che qui si pubblicano), apprendiamo che «il Comitato per le onoranze a san Francesco aveva presentato già nel 1923 la proposta di un monumento a ricordo del grande santo e patrono d’Italia. Venne incaricato del progetto lo scultore Giuseppe Tonnini (1875-1954), artista che aveva già collaborato alla realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II».
Particolarmente significativo il luogo prescelto per la collocazione anche per i riferimenti alla vita del Poverello e a quel celebre episodio del 1209 così narrato da san Bonaventura nella sua Leggenda maggiore (III, 9a-10: FF³ 1063-1064):
Quando giunse presso la curia romana, venne condotto alla presenza del sommo Pontefice. Il Vicario di Cristo, che si trovava nel palazzo lateranense e stava camminando nel luogo chiamato Speculum, immerso in profondi pensieri, cacciò via con sdegno, come un importuno, il servitore di Cristo. Questi umilmente se ne uscì. Ma la notte successiva il Pontefice ebbe da Dio una rivelazione. Vedeva ai suoi piedi una palma, che cresceva a poco a poco fino a diventare un albero bellissimo. Mentre il Vicario di Cristo si chiedeva, meravigliato, che cosa volesse indicare tale visione, la luce divina gli impresse nella mente l’idea che la palma rappresentava quel povero, che egli il giorno prima aveva scacciato. Il mattino dopo il Papa fece ricercare dai suoi servi quel povero per la città. Lo trovarono nell'ospedale di Sant'Antonio, presso il Laterano, e per comodo del Papa lo portarono in fretta al suo cospetto. Il servo di Dio onnipotente, affidandosi totalmente alla preghiera, con le sue devote orazioni ottenne che Dio rivelasse a lui le parole con cui doveva esprimersi e al Papa le decisioni da prendere. Egli, infatti raccontò al Pontefice, come Dio gliel'aveva suggerita, la parabola di un ricco re che con gran gioia aveva sposato una donna bella e povera e ne aveva avuto dei figli che avevano la stessa fisionomia del re, loro padre e che, perciò, vennero allevati alla mensa stessa del re. Diede, poi, l'interpretazione della parabola, giungendo a questa conclusione: «Non c’è da temere che muoiano di fame i figli ed eredi dell'eterno Re; perché essi, a somiglianza di Cristo, sono nati da una madre povera, per virtù dello Spirito Santo e sono stati generati per virtù dello spirito di povertà, in una religione poverella. Se, infatti, il Re del cielo promette ai suoi imitatori il Regno eterno, quanto più provvederà per loro quelle cose che elargisce senza distinzione ai buoni e ai cattivi». Il Vicario di Cristo ascoltò attentamente questa parabola e la sua interpretazione e, pieno di meraviglia, riconobbe senza ombra di dubbio che, in quell'uomo, aveva parlato Cristo. Ma si sentì rassicurato anche da una visione, da lui avuta in quella circostanza, nella quale lo Spirito di Dio gli aveva mostrato la missione a cui Francesco era destinato. Infatti, come egli raccontò, in sogno vedeva che la Basilica del Laterano ormai stava per rovinare e che, un uomo poverello, piccolo e di aspetto spregevole, la sosteneva, mettendoci sotto le spalle, perché non cadesse. «Veramente – concluse il Pontefice – questi è colui che con la sua opera e la sua dottrina sosterrà la Chiesa di Cristo». Da allora, sentendo per il servo di Cristo una straordinaria devozione, ci mostrò incline ad accogliere in tutto e per tutto le sue richieste e lo amò poi sempre con affetto speciale. Concedette, dunque, le cose richieste e promise che ne avrebbe concesse ancora di più. Approvò la Regola: conferì il mandato di predicare la penitenza e a tutti i frati laici, che erano venuti con il servo di Dio, fece fare delle piccole chieriche, perché potessero predicare liberamente la Parola di Dio. 
La statua del Santo si innalza su un basamento a gradoni di tufo. Ha le braccia levate in alto ed i palmi delle mani rivolti in direzione della Basilica Lateranense, in atto di preghiera. Alle sue spalle sono altre cinque statue - arretrate rispetto al santo e su livelli diversi del basamento - raffiguranti i compagni che erano con Francesco in quel fondamentale momento della loro esperienza.
Sulla fronte del monumento è l’iscrizione dedicatoria: A SAN FRANCESCO DI ASSISI / ROMA – L’ITALIA – IL MONDO / MCCXXVI MCMXXVI; sul lato sono scolpiti i versi 82-84 dell'XI canto del Paradiso: O IGNOTA RICCHEZZA O BEN VERACE / SCALZASI EGIDIO, SCALZASI SILVESTRO / DIETRO ALLO SPOSO SI LA SPOSA PIACE / DANTE.

Nel sito della Mediateca Roma si trovano alcune foto dell'inaugurazione del monumento.


A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

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